Il connubio tra la conservazione del patrimonio archeologico e le tecnologie digitali più sofisticate ha trovato una straordinaria applicazione pratica nel recente e prestigioso incarico di scansione 3D che ci è stato affidato direttamente all'interno degli scavi di Pompei.
L’intervento ha avuto come protagonista un eccezionale calco di un cavallo emerso durante i lavori di scavo, una testimonianza biologica e storica di inestimabile valore rimasta cristallizzata nel tempo. L’attività sul campo è iniziata con il posizionamento strategico dei target di riferimento direttamente sulla superficie del calco e sul terreno circostante, una preparazione fondamentale per garantire la massima precisione geometrica durante la cattura digitale dell’intero volume dell’animale.
La complessità dei dettagli materici e la delicatezza del reperto hanno richiesto un approccio di digitalizzazione non invasivo ad altissima risoluzione. I modelli tridimensionali ottenuti mettono in luce l’accuratezza millimetrica della mesh poligonale, capace di isolare la figura dell’equide dal piano di scavo e di mappare ogni singola rugosità e deformazione impressa dal materiale vulcanico. Ma il progetto non si è fermato al solo modello virtuale: partendo direttamente dal file STL generato dalla scansione, abbiamo dato vita a una replica fisica fedele in scala reale.
La copia grezza ottenuta tramite fresatura a controllo numerico, che riproduce fedelmente ogni singolo dettaglio volumetrico e materico del calco pompeiano originale. Infine, per restituire al pezzo il massimo realismo e la suggestione del ritrovamento archeologico, abbiamo avviato la fase di finitura artigianale, dove l’attento lavoro di pittura a mano inizia a far emergere le sfumature, le patine storiche e i dettagli espressivi dell’animale.
Questo intero flusso di lavoro dimostra come le tecnologie di reverse engineering, unite alla manifattura computazionale e all’artigianato artistico, siano ormai strumenti indispensabili non solo per archiviare lo stato di fatto dei beni culturali, ma anche per creare repliche d’esposizione iperrealistiche capaci di far toccare con mano la storia.











